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Sigmund Freud with his dog Lucy. (neverneverland, w)
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Ernest Hemingway attracts Pigeons (via secondopiano e If Charlie Parker…) (sull’argomento cfr. 1, 2, 3)
L’Oscar della Volgarità attribuito a nostro signore di Arcore, il madonno delle libertà, dal “Petit journal” di Canal+, è qualcosa di più di un’irriverente presa per i fondelli. Ci riguarda tutti. Tutti noi italiani. Rappresentati da un abilissimo guitto della politica, in qualche modo quel premio è spalmato sul nostro Paese, sui sempiterni luoghi comuni che l’accompagnano. Ci svilisce. Ci identifica in quel maleducato che - durante una conferenza stampa congiunta, mica al bar o in una balera - allungando la mano tocca Sarkozy, lo interrompe, gli dice una battutaccia (altrove gli avrebbero risposto con un cazzotto). E’ plateale l’irritazione del presidente francese che pure non è considerato quel che si dice un aristocratico. Ma quando è troppo è troppo.
Confesso tutto il mio disagio, e un profondo imbarazzo: perchè in America hanno Obama e noi un personaggio di tal risma? Perchè da noi “we can” funziona alla rovescia?
Nelle prime due settimane di soggiorno alla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti ha telefonato a cinesi e indiani, francesi e afghani, inglesi e israeliani, palestinesi e pakistani, ai banchieri per insultarli e ai manager per tassarli, ai creditori per le loro spettanze e agli operai per le condoglianze, ai petrolieri perché si convertano in giardinieri e ai finanzieri perché diventino seri, alla sarta della moglie per licenziarla, alla moglie per ammansirla, alla suocera per farsi aiutare, alla moglie di nuovo ma per farsi perdonare, a Bruce Springsteen perché gli restituisse un disco che gli aveva prestato, al segretario dell’Onu per lo stesso motivo, a un venditore di articoli sportivi per piazzare un canestro nella Sala Ovale, a un amico di Chicago per invitarlo a fare due tiri, al comico David Letterman che ha messo giù pensando fosse un imitatore, a Scarlett Johansson che ha messo giù perché stava entrando suo marito, al fioraio, al callista, di nuovo alla suocera per sapere se la moglie aveva ricevuto i fiori, a Hillary Clinton che ha fatto finta di non sentire, a Bill Clinton che ha fatto finta di ascoltare, allo psicanalista, ancora alla suocera perché parla di meno ed è più rilassante, a una cugina hawaiana, a un prozio keniota, al Museo delle Cere, al suo parrucchiere, ai generali di Baghdad, al sosia pacifista di Ahmadinejad.
Infine, esausto, si è ricordato anche del nostro amato Paese. Ha chiamato Tony Mantuano, il proprietario del suo ristorante preferito, e gli ha ordinato una mozzarella in carrozza.
Che senso ha commemorare sei milioni di ebrei morti per poi vomitare quotidianamente veleno su quelli vivi? Quanto sono smemorati quelli che versano una lacrimuccia annuale sulla Shoah e dedicano il resto dell’anno a bruciare bandiere israeliane, imbrattare sinagoghe e cimiteri ebraici, accostare il Maghen David alla svastica, negare a Israele il diritto di esistere come stato ebraico?
(da letturalenta.net)
E’ bello avere un presidente di cultura…
(da Linea Gotica)